L’ufficiale silenzioso

Cecchino d’élite

«Ghost Thirteen operativo», dissi. La mia voce non tremava. Attraversò la silenziosa sala briefing con precisione chiara e pacata, tagliando nettamente l’aria pesante.

Nella stanza calò un silenzio assoluto e carico di disagio. Dietro il podio, mio ​​padre sollevò la mano come per liquidare un banale errore burocratico; la sua espressione mutò da una fredda autorità a un’improvvisa irritazione. Guardò il colonnello Mercer, poi di nuovo me, serrando la mascella mentre cercava le parole per riprendere il controllo della situazione.

«Mercer, è assurdo», disse mio padre, uscendo da dietro il podio. I suoi stivali risuonarono rumorosamente sul pavimento lucido. «Avery è un’analista dell’intelligence assegnata alle catene di approvvigionamento regionali e alla logistica di supporto. Il suo curriculum è di dominio pubblico all’interno di questo comando. Se qualcuno le ha comunicato quel nome in codice associandolo a lei, si tratta di un errore amministrativo».

Il colonnello Mercer non voltò la testa verso il generale. Infilò la mano nella tasca interna del giubbotto tattico, estrasse una cartella in pelle pesantemente crittografata, recante i sigilli di classificazione “top secret”, e fece un passo avanti. Aprì la chiusura e appoggiò un singolo foglio di carta sul tavolo più vicino.

«Sette anni fa», disse Mercer con voce ferma e priva di enfasi teatrale, «il Joint Special Operations Command autorizzò la creazione di un’unità indipendente di ricognizione a lungo raggio. Le loro operazioni venivano condotte al di fuori dei normali sistemi di tracciamento delle brigate, per garantire la sicurezza operativa durante delicate transizioni diplomatiche in tre diversi teatri di guerra».

Mio padre fece due passi verso Mercer, socchiudendo gli occhi. «Conosco i protocolli delle Operazioni Speciali, colonnello. Presiedo io il comitato che supervisiona i budget per il dispiegamento regionale».

«Allora conosce il dossier operativo di Ghost Thirteen», replicò Mercer con calma. «Trentadue ingaggi confermati di contro-cecchinaggio a lungo raggio. Quattro estrazioni di obiettivi di alto valore senza perdite tra le nostre fila. Zero obiettivi falliti». Mercer tornò a fissare lo sguardo su me. «L’operatore assegnato a quel nome in codice era autorizzato, tramite direttiva presidenziale diretta, a mantenere una copertura all’interno dei principali comandi amministrativi e logistici nei periodi tra una missione attiva e l’altra».

Un mormorio si diffuse tra le file di ufficiali seduti. Un maggiore seduto vicino al corridoio spostò lo sguardo tra me e mio padre, con la bocca leggermente socchiusa. La donna accanto a me, che aveva trascorso la mattinata a organizzare con me i rapporti di inventario di routine, abbassò lentamente la penna.

Mio padre rimase immobile. La sicurezza che di solito caratterizzava la sua presenza sembrò vacillare mentre assimilava le parole del colonnello. Osservò la mia uniforme impeccabile, il modesto nastrino della logistica appuntato sopra il taschino e poi il fascicolo di Mercer…

 

 

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