L’ufficiale silenzioso

«Vuoi dirmi che…» La voce di mio padre si abbassò, perdendo quel tono di comando deciso che gli riconoscevo da sempre. «Vuoi dirmi che operava sotto ordini segreti mentre era assegnata al mio comando?»

«Non operava sotto il tuo comando, Generale», chiarì Mercer con voce pacata. «Partiva dal tuo comando. Ogni volta che il Maggiore Cole richiedeva un incarico temporaneo per addestramento specialistico o verifiche amministrative, in realtà si stava spostando verso le basi operative della task force.»

Un’ondata di ricordi mi investì, eppure mantenni un’espressione del tutto impassibile. Ricordavo le lunghe notti di sei anni prima nel deserto, fuori Al-Tanf: in ginocchio nella polvere accanto a un fucile modificato, mentre il vento sferzava la lente del mirino sollevando nuvole di sabbia. Ricordavo la pioggia gelida su una cresta nel Nord Europa, durante una missione di osservazione di tre giorni in cui era impossibile muoversi. Ero tornata da quelle missioni, avevo ripulito gli stivali dal fango e mi ero seduta alla scrivania nel quartier generale di mio padre per redigere rapporti sull’assegnazione del carburante e sulla manutenzione dei veicoli.

Lui non aveva mai chiesto dettagli su quelle richieste di incarico temporaneo. Le firmava con un rapido movimento del polso, spesso senza nemmeno alzare lo sguardo dal computer, convinto che accettassi facili mansioni amministrative per restarmene in disparte.

«È impossibile», disse mio padre, anche se la sua voce mancava di convinzione. Si avvicinò al tavolo, fissando il documento che Mercer vi aveva appoggiato sopra. La riga in alto riportava il mio numero di matricola militare completo, seguito dal sigillo di autorizzazione dello Stato Maggiore Congiunto. Più in basso spiccava il caratteristico timbro rosso di un programma operativo di livello *Tier 1* ormai dismesso.

Mercer prese in mano il fascicolo e si voltò verso di me. «Maggiore Cole, dodici ore fa una task force congiunta ha perso i contatti con un posto di osservazione vicino al corridoio di confine. Si tratta di una zona d’alta quota, densamente boschiva ed esposta a venti trasversali imprevedibili. La squadra sul campo necessita di un’immediata copertura perimetrale e di supporto di contro-ricognizione per garantire un ripiegamento in sicurezza…»

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