E di un ragazzino di dodici anni che non aveva causato nulla di tutto questo.
«Sì», dissi.
Claire scoppiò a piangere ancora più forte.
«Ma non ci dovranno essere più segreti.»
Lei annuì.
«Mai più.»
«Se torni a casa, Claire, ho bisogno della verità. Anche quando è brutta. Anche se pensi che raccontarmela mi farà odiare te.»
Si coprì la bocca con la mano e annuì di nuovo.
«L’avrai.»
Tre settimane dopo, Claire ed Eli erano con me sotto il salice.
Eli mi aiutò a sollevare l’urna di Frank.
Insieme, spargemmo le sue ceneri sotto i rami dove Frank mi aveva baciato per la prima volta, quarantadue anni prima.
Non ci fu alcun discorso.
Non ce n’era bisogno.
Claire stava da una parte ed Eli dall’altra.
Per un attimo pensai a quanto fosse strano che la morte di Frank mi avesse lasciata più sola che mai, eppure, allo stesso tempo, mi avesse regalato una famiglia più grande di quanto avessi mai immaginato.
Prima di andare via, porsi a Eli il vecchio cappellino da baseball di Frank.
Il suo viso si illuminò completamente.
«Davvero?»
«Davvero.»
Se lo mise subito in testa.
Io tenni per me la fede di Frank.
L’incisione era ancora lì, all’interno.
Forse un giorno le parole torneranno a essere quelle del messaggio per l’anniversario che aveva scelto all’inizio.
Forse no.
Frank mi ha amata per quarant’anni.
Frank mi ha anche nascosto un enorme segreto per nove di quegli anni.
Entrambe le verità esistono.
Quel mattino, non dovetti decidere quale delle due contasse di più.
Mentre ci incamminavamo verso l’auto, Eli prese la mano di Claire.
Poi si voltò e mi guardò.
«Vieni, Diane?»
Misi la fede di Frank in tasca.
«Sì», dissi.
«Arrivo.»
